CARATTERISTICHE DEL PALEOAMBIENTE E MODALITÀ DI SFRUTTAMENTO DEI VEGETALI. In: Martinelli M.C. (a cura di), 2011, Il villaggio dell’età del Bronzo di Portella nelle isole Eolie (scavi 2006- 2008), Rebus Edizioni, 234- 241.

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CARATTERISTICHE DEL PALEOAMBIENTE E MODALITÀ DI SFRUTTAMENTO DEI VEGETALI. In: Martinelli M.C. (a cura di), 2011, Il villaggio dell’età del Bronzo di Portella nelle isole Eolie (scavi 2006- 2008), Rebus Edizioni, 234- 241.
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   Analisi di archeobotanica  9   9.1 C  ARATTERISTICHE DEL PALEOAMBIENTE E MODALITÀ DI SFRUTTAMENTO DEI VEGE - TALI A S  ALINA NEL CORSO DELL ’ ETÀ DEL B RONZO Girolamo Fiorentino, Giampiero Colaianni, Anna Maria Grasso, Angela Stellati  Le analisi 1 effettuate sui macro-resti vegetali recuperati nel corso dei nuovi scaviarcheologici del villaggio dell’età del Bronzo di Portella a Salina, proseguono gliobiettivi già avviati con le prime ricerche archeobotaniche effettuate nello stessocontesto (F IORENTINO 2005). I nuovi materiali aggiungono informazioni sulle carat-teristiche della vegetazione insulare nel corso dell’Olocene e sulle modalità di for-mazione del record archeobotanico in relazione alle strategie di sfruttamento edutilizzazione della materia vegetale da parte delle antiche comunità.La maggior parte dei resti recuperati è pertinente a campioni recuperati all’in-terno delle nuove “capanne” venute alla luce nel corso degli scavi del 2006 e ad unaserie di aree esterne e canalette variamente distribuite sul versante del villaggio edoggetto di una indagine sistematica (capitolo 3). Nello specifico, sono stati analiz-zati i resti recuperati da:a- l’area esterna, tra l’ambiente Q ed R;b- gli ambienti Q2 ed R2;c- ambiente S;d- ambiente T;e- ambiente V;f- la canaletta esterna dell’area H;g- le canalette dell’area B.Il sistema di campionatura adottato è stato adeguato alle problematiche progres-sivamente poste dallo scavo, in modo da considerare non solo il contesto archeo-logico generale ma, altresì, le singole situazioni stratigrafiche. Al fine di esplicitarneil potenziale informativo in termini spaziali e, ove possibile, funzionali, si è proce-duto alla raccolta sistematica di sedimento, al quale è stato associato il campiona-mento a vista dei frammenti carbonizzati di maggiori dimensioni. 1 Laboratorio di Archeobotanica e Paleoecologia, Dipartimento di Beni Culturali, Università del Salento. Via D. Birago, 64, 73100 Lecce.   Risultati L’indagine ha consentito di isolare complessivamente 594 nuove porzioni di tes-suto legnoso combusto riferibili a 10 diversi taxa e 5 semi combusti di Vitis  prove-nienti dal riempimento di una fossetta per l’alloggiamento di un pithos  (US 92)individuata all’interno della capanna V (Tabella 1).• Gli antracoresti provenienti dagli ambienti Q2, S e T presentano dimensioni ri-dotte (dell’ordine di pochi millimetri), lievemente arrotondati e solo raramentemostrano tracce di “vetrificazione”.• Differenti sono invece le caratteristiche tafonomiche riscontrate per alcuni deicarboni provenienti dagli ambienti R2 e V. Rispettivamente, nelle UUSS 42 e 12ed in US 80 troviamo, infatti, frammenti di grosse dimensioni (dell’ordine di al-cuni centimetri), privi di qualunque traccia di fluitazione e fortemente vetrificati.Generalmente i campioni localizzati si presentano, inoltre, come monospecifici: Olea  , Erica  o cfr. Genista  . La totalità dei contesti individuati come ambienti ha,invece, consentito di individuare 9 diversi taxa a differente risoluzione tassono-mica (Tav. XII, 1).• L’area esterna tra gli ambienti Q ed R ha restituito frustoli di carbone di erica, men-tre dal riempimento delle due canalette (Area B ed H), provengono ulteriori 63frammenti riferibili in entrambi i casi a tre diversi taxa: Erica  , Pistacia  e Myrta- ceae  (Tabella 1). La loro superficie esterna è generalmente sub-arrotondata o sub-angolare e solo raramente gli elementi anatomici interni si presentano vetrificati. 9.2 A NALISI ANTRACOLOGICA E RICOSTRUZIONE PALEOAMBIENATALE Il numero totale di antracoresti sinora rinvenuti nei vari contesti di scavo, com-prensivo anche dei dati precedentemente editi (F IORENTINO 2005) ammonta a 962,quantità considerata sufficiente per la ricostruzione del paesaggio vegetale antico e per valutarne possibili trasformazioni causate sia da dinamiche naturali che antropiche.Nel Diagramma Antracologico Generale sono indicati i taxa complessivamentedeterminati (Fig. 119, 1).Il quadro paleovegetazionale che emerge evidenzia la prevalenza di essenze ti-piche della macchia mediterranea. I taxa determinati delineano, infatti, un paesag-gio prevalentemente composto da sclerofille in forma arbustiva, con olivastro elentisco associati a ramno/ilatro, oltre a mirto e cisti. Sono attestate anche prunoi-deae e pomoideae insieme al corbezzolo, mentre la presenza di leguminose ed ericasembra essere più legata a fenomeni di antropizzazione e degrado della copertura vegetazione in relazione ad incendi e sovrapascolamento.Dal punto di vista climatico, emerge una vegetazione termofila e xerofila, tipicadei paesaggi mediterranei, diffusa sia sui versanti costieri che collinari.Particolare attenzione merita l’attestazione di frammenti di legno combusto attri-buiti su base xilotomica a Pinus sylvestris/montana  e molto probabilmente perti-nenti al gruppo del pino nero ( Pinus nigra  ) (Fig. 118, 3).Questa specie è attualmente assente nelle isole Eolie (L O C  ASCIO , N  AVARRA 2003) el’attestazione a Salina nel corso dell’età del Bronzo apre interessanti scenari sulle di- 234 M. C. Martinelli  namiche della sua diffusione in quest’area del Bacino Mediterraneo a partire dal-l’ultimo glaciale. Questo nuovo dato si aggiunge infatti alla ricognizione morfologicadi alcuni frammenti di strobili e all’analisi xilotomica di alcuni frammenti lignei re-cuperati nella località di Fossa della Valle a Lipari, attribuiti all’ultimo glaciale (L O C  A - SCIO et alii  2002), che hanno consentito di attribuire anche questi elementi a Pinus  tipo nigra  2 . La particolarità del contesto di ritrovamento (Capanna R2) e l’associa-zione con grappe in metallo (Capitolo 2.3.2) non consentono tuttavia di escluderel’ipotesi di una loro pertinenza a qualche manufatto ligneo, variamente restaurato,di srcine alloctona.Complessivamente, da un punto di vista paleoambientale, le forti implicazionifunzionali riscontrate nel record archeobotanico (elementi strutturali, manufatti edelementi di arredo) tendono ad inficiarne, come già evidenziato (F IORENTINO 2005),la reale rappresentatività ecologica dei singoli taxa; per tale motivo sono state svi-luppate ulteriori strategie analitiche con le quali far emergere nuove informazioni apartire dalla variabilità tassonomica nelle diverse tipologie di contesti archeologiciindividuati già in fase di scavo. 9.3 V   ARIABILITÀ TASSONOMICA E RAGGRUPPAMENTI FUNZIONALI La ricchezza tassonomica riscontrata, per quanto abbastanza varia, può consi-derarsi limitata, in conseguenza della tipologia di deposito dal quale provengono icarboni indagati. Si tratta, infatti, di antracoresti pertinenti ad essenze arboree e ar-bustive impiegate come combustibile per i focolari o come elementi costitutivi la co-pertura straminea delle capanne. L’intenzionalità nella selezione del materiale ligneosi riflette nella variabilità tassonomica riscontrata per ciascun ambiente che, in media,è la medesima (circa 5 taxa). Tutto ciò nonostante il fatto che le dinamiche di for-mazione dei singoli depositi siano state profondamente diverse. Le capanne chehanno subito un incendio (Fig. 121) in seguito al quale non sono state più rioccu-pate (Ambienti V,O,L), e quelle che, al contrario, non presentano tali tracce (Am-bienti N, M, P, T, Q2, S, R2, Q), evidenziano la medesima “variabilità tassonomicamedia” (da tale media debbono però escludersi le capanne N e Q, per le quali lemodalità di campionamento hanno portato ad un risultato puntiforme).Le differenti modalità di formazione dei singoli depositi, riscontrate in fase discavo, sono invece ben esplicitate se si riporta il dato quantitativo per ciascun taxon;in questo modo la sovra-rappresentazione della Genista  nel diagramma antracolo-gico riflette chiaramente la sua pertinenza all’incendio e successivo crollo degli ele-menti strutturali dell’alzato (Fig. 119, 2).L’analisi archeologica contestuale ha consentito di chiarire in alcuni casi le dina-miche di crollo in alcune di queste strutture. Le recenti indagini hanno infatti per-messo di comprendere che la copertura in genista della Capanna V (Fig. 118, 1-2,4)ha ceduto, a seguito dell’incendio, prima nella zona centrale e solo successivamentenegli elementi laterali, secondo modalità già individuate per le capanne L ed O (F IO - RENTINO 2005; M  ARTINELLI , F IORENTINO 2008). I livelli di frequentazione del medesimo 8. Le analisi archeometriche delle ceramiche 235 2 Si ringrazia Pietro Lo Cascio per la preziosa informazione e per la visione del materiale.
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