Due noterelle agrigentine

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Due noterelle agrigentine
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  1 Due noterelle agrigentine Luca Zambito Introduzione L’o  biettivo di questo breve contributo è duplice: da un lato dare conto della avvenuta restituzione alla fruizione della sezione epigrafica del Museo S. Nicola 1  che compendia il già scarno bagaglio di iscrizioni agrigentine. Dall’altro si vuole discutere di una delle epigrafi esposte tentando di ricostruirne il contesto srcinario di rinvenimento. 1.   La nuova sezione epigrafica del Museo di Agrigento Da qualche mese è stata riaperta, presso il Museo S. Nicola di Agrigento, la sezione epigrafica con una piccola selezione di iscrizioni sostanzialmente bipartita: da un lato le iscrizioni in caratteri greci dall’altro quelle in caratteri  latini 2 . Purtroppo il locale scelto non è fra i migliori in quanto si tratta di uno dei corridoi di passaggio fra due sale e l’illuminazione non consente di leggere bene, a volte, il testo scritto. Le iscrizioni sono corredate da un veloce apparato e da una breve didascalia. Purtroppo non si è distinto fra iscrizioni pubbliche e iscrizioni private per cui, ad esempio, accanto alla ben nota lapide cosiddetta della “Concordia”  (CIL X,2,7192) si trovano le tegulae sulphuris  che forse avrebbero meritato maggior attenzione (CIL X,2,8044,1-9). L’esposizione segue un criterio cron ologico: seguendo il  percorso di visita si trova, dunque,  per prima l’iscrizione arcaica , di cui purtroppo è perso il contesto di rinvenimento, con dedica a Zeus Naios 3  (N. Inv. C 1886) cui si affianca in basso una base in marmo di Carrara con iscrizione di età augustea su entrambe le facce 4 . A queste epigrafi si aggiunge un discreto campione di lapidi funerarie fra cui merita un cenno il concio in calcare (Fig.1) rinvenuto nel 1925 presso il cosiddetto “Oratorio di Falaride”, nell’area  precedentemente occupata dall’ ekklesiasterion . Pare certa la non pertinenza all’edificio sacro dell’iscrizione  e ci chiediamo, quindi, se quest’ultima non fosse stata riutilizzata in una delle fasi tarde di utilizzo dell’area 5 . Altre iscrizioni funerarie sono rappresentative delle varie aree sepolcrali di Agrigento (N. Inv. 5756, C 1880 e quattro S. N. Inv.). Mentre molto chiari sono i riferimenti, sui due pannelli didattici corredati da ottime foto illustrative, ai decreti di  prossenia rinvenuti a nel Lazio e a Roma conservati, rispettivamente a Parigi e al Museo Nazionale di Napoli 6 . Non sono stati collocati in questo settore espositivo, per una precisa scelta scientifica, le iscrizioni su manufatti come i laterizi e la ceramica, così come non trovano spazio i pur interessanti graffiti sulla suppellettile che, in alcuni casi, aggiungono nuovi dati sulla composizione onomastica dell’Agrigento tardorepubblicana ed imperiale 7 . Fig. 1: Museo Regionale di Agrigento. Iscrizione dall’area dell’”Oratorio di Falaride”. Senza Inv.   1   L’edificio dell’attuale Museo, ubicato in contrada S. Nicola accanto alla chiesetta cistercense utilizza in parte gli spazi d el monastero. La sua  progettazione si deve a F. Minissi che lo concepì come un ampio quadrilatero formato, a sua volta da grandi sale quadrangolari che si sommano agli spazi delle aule del refettorio del trecentesco convento di S. Nicola. I vani di passaggio sono stati occupati, appunto, dalle collezioni di reperti da vari siti del territorio, dalle necropoli e dalla collezione epigrafica. 2  GRIFFO-ZIRRETTA 1964; DE MIRO-LOMBARDO 1984. Rimane, per ovvi motivi logistici, all’esterno del Museo l’iscrizione del Ginnasio mentre non si è riusciti a collocare il frammento di decreto onorifico inciso su calcare che rimane poco visibile in una delle vetrine del Museo dedicate all’età romana.   3   L’iscrizione che documenta questo epiteto abbastanza raro - su cui si veda Kruse, s.v. Naios, in RE XVI 1, 1935, col. 1586 - era conservata già nella vecchia sede dell’allora Museo Civico di Agrigento e merita forse ulteriori ricerche per tentare di ricostruirne il contesto di rinvenimento. 4  Cfr. DE MIRO 1980-1981. 5  DE MIRO-LOMBARDO 1984. 6  MANGANARO 1963. 7   Su graffiti su un “servizio” di vasi in sigillata italica si veda, ora, POLITO 2009, p. 71 e Tavv. XX, XXIV -XXV.  2 2.   A proposito di una iscrizione “agrigentina”. Fra le epigrafi latine esposte merita un commento un grande blocco di calcare bianco (Fig. 2), locale, lavorato solo sulla faccia che riporta il campo epigrafico e mutilo. Si conservano, parzialmente, tre linee di iscrizione: Fig. 2: Museo Archeologico S. Nicola, Agrigento. Blocco calcareo da C.da Vito Soldano Canicattì (Ag) 1 SACR-  folia 2 STATUAM DEI CUM 3 FEC Il blocco lapideo misura: 70 x 29,5 x37 cm mentre le lettere sono alte 4,5 cm. Data la particolare dispositio  del testo è ipotizzabile che esso sia conservato per metà e dunque alla seconda linea va congetturata una lacuna per circa dieci lettere. La scrittura appare poco curata, la M di CUM non è perfettamente allineata e di dimensioni leggermente minori. Le M con aste oblique attaccate subito sotto il tratto finale lascia ipotizzare una cronologia di fine II d.C. a tal proposito ci pare congruo richiamare una serie di tegulae sulphuris conservate sempre presso il S. Nicola (nei magazzini del cosiddetto “Museo di seconda scelta”) che presentano analoghi tratti epigrafici (Fig. 6).  A proposito del tipo di lettere si osserva una stretta somiglianza fra i caratteri di queste tegole e quelli di un’iscr  izione di dedica a Iulia Mamaea  proveniente da Tindari (Fig. 7) e conservata nel corridoio del Museo Salinas 8 . 8  CIL X, 2, 7478. BIVONA 1970, p. 80, nr. 69 e tav. XLIII.  3 Figg. 3-5: Altre immagini del blocco calcareo Fig. 6: Museo Archelogico S. Nicola, Agrigento. Tegula sulphuris , N. Inv. 21107.  4 Fig. 7: Museo A. Salinas, Palermo. Epigrafe pubblica da Tindari (CIL X, 2, 7478) Il testo è fortemente mutilo e l’integrazione e le proposte di ricostituzione chiaramente sono congetturali e strettamente legate al contesto di rinvenimento. Il blocco di calcare fu scoperto, reimpiegato, nel corso di indagini archeologiche nell’area di Vito Soldano 9  (Canicattì, Ag) che consentirono di portare alla luce una porzione di un vicus tardoantico che si impianta, forse, su livelli di frequentazione precedenti. Di quello scavo diede notizia E. De Miro nelle allora regolari e periodiche comunicazioni sull’attività della Soprintendenza di Agrigento 10  subito dopo aver dato conto delle indagini  presso il complesso de ll’Asklepieion agrigentino. Successivamente ha agglutinato le due notizie  si sono sovrapposte nella corposa raccolta del 1988 11  e da un errore è scaturita una errata integrazione del testo. E qui torniamo, scartato Asclepio, alle congetture circa le possibilità di integrazione della prima linea. Di sicuro si tratta di una divinità maschile o eventualmente un membro della famiglia imperiale divinizzato lo confermerebbe il genitivo maschile DEI alla seconda linea. In secondo luogo è forse congetturabile anche una formula del tipo [CAESARI/RIBUS] SACR(UM) più difficile in quanto non ci sembra possa esserci un nesso fra la dedica e il chiaro riferimento, subito sotto, ad una statua di una divinità. Alla seconda linea va senz’altro ipo tizzato, nel frammento perduto dell’iscrizione, la presenza del nome del dedicante o dei dedicanti e la presenza di una eventuale titolatura. Per quanto riguarda, infine, la terza linea di cui sopravvive solo un laconico FEC(it/ecerunt): se non è certo, e ci sembra sia poco probabile dato il contesto di rinvenimento, che sia Asclepio il destinatario della dedica rimane altrettanto problematico congetturare, con Manganaro, CUM SUA BASE, in primo luogo perché non siamo certi che si tratti effettivamente di una base (Figg. 3-5) . E’ possibile, secondo noi, infatti che in realtà si trattasse di un blocco architettonico destinato a un qualche edificio (architrave?) chiaramente sacro. A questo punto merita di essere sottolineata la presenza nel l’area archeologica di numerosi grandi blocchi squadrati in un’area prossima ad un grande impianto idraulico. Si tratta di due vasche  per la raccolta dell’acqua tutt’ora funzionanti,  collegate fra di loro e rivestite di un fine cocciopesto che non distano molto dal luogo di rinvenimento del blocco (peraltro in un contesto di reimpiego). In assenza di indagini archeologiche nell’area 9  Centro antico posto a circa 25 km a est di Agrigento e connesso certamente ad uno degli assi viari est-ovest di cui purtroppo ancora poco si sa.  Nell’area è presente un impianto termale , il cui impianto sembra collegabile ad una operazione di ristrutturazione del cursus publicus  risalente al IV d.C., parzialmente indagato e la cui cupo la del Caldarium è sempre stata continuamente riutilizzata. E’ da segnalare il toponimo dialettale ma di srcine colta  Ecclesiastra   da ricondurre se non alla presenza di un edificio di culto quanto meno alla suggestione che l’ambiente voltato poteva dare ai   passanti. Più a sud rispetto al sito, e a margine di una delle aree sepolcrali note, passa una Regia Trazzera, un asse viario principale. E’ probabile che nel sito sia da cercare, Corconiana, la prima  statio del cursus publicus  da Agrigento verso Catania. Sul sito: LA LOMIA 1961; BONACASA CARRA 1987,  pp. 18-22. Su alcuni aspetti della cultura materiale in età tardo antica e bizantina si veda RIZZO-ZAMBITO 2012. Dal sito proviene, sporadica, anche una lastra derivante forse da un sarcofago marmoreo inserita nel catalogo di V. Tusa e ora dispersa con iscrizione IULIA si veda il catalogo TUSA 1995, p. 115 nr. 9, tav. CLXXVII. 10  Legate ai quadriennali convegni di studi sulla Sicilia antica. DE MIRO-FIORENTINI 1972-1973, p. 247 e tav. LXVIII. 11  MANGANARO 1988, p. 68 e nota 149; MANGANARO 1989, n. 75 e AE 1989, 345a.  5 l’unico grande monumento, oltre all’impianto termale di IV d.C., rimangono proprio le due grandi vasche connesse ad un asse viario nord- sud. E’  dunque possibile congetturare CUM [NYMPHAEO] o con un sinonimo? Una seconda ipotesi potrebbe essere ricostruire un CUM [SUA AEDE] che riteniamo più difficile in quanto ci sembra più logico che fosse indicata  prima l’opera maggiormente significativa rispetto a quella di minore impegno  (in questo caso, in altri termini, il tempio prima della statua). La consacrazione con piccoli edifici cultuali delle fonti e dei luoghi di raccolta delle acque era, del resto, abbastanza diffusa: un rapido confronto si trova in Frontino a proposito dell’  Aqua Vergine 12 . In conclusione sembra di poter dire che ci sono chiari indizi per ricostruire in c.da Vito Soldano l’esistenza di un edificio sacro almeno dal II d.C. e di ricollegarlo comunque alla funzione strategica che doveva avere già il sito lungo la direttrice viaria interna est-ovest e che collegava il centri principali di  Henna  e Catane  ad  Agrigentum . Il dato archeologico della presenza significativa di reperti ceramici dello stesso orizzonte cronologico (purtroppo osservabili in superficie e non contestualizzati, ancora, in una sequenza stratigrafica) conforta questa proposta. Merita forse a questo  proposito di richiamare il viaggio verso Brindisi compiuto da Orazio e di cui si parla nella Satira I, 5. Il poeta fra le varie tappe si ferma, con i suoi compagni, rispettivamente in  hospitio modico , poi in un centro urbano (  Forum Appi ), nella villa di un amico (v. 50) quae super est Caudi cauponas , da qui con  raeda   giunge a un’anonima città quod versum dicere non potest  . Diverse le località e diversa la tipologia dei luoghi in cui fare sosta mentre è evidente, anche dal testo oraziano, come sia particolarmente importante la convergenza di più assi viari e come in prossimità dei luoghi di sosta  potessero coesistere anche residenze private. Riformulare il testo della didascalia del Museo consentirebbe ai fruitori di co gliere l’importanza del reperto nel contesto della rete viaria agrigentina.  Inoltre fra la vasta bibliografia locale su Vito Soldano, in cui troppo spesso si mescolano interesse antiquario e verve narrativa, esistono alcuni testi descrittivi che citano un ulteriore frammento di iscrizione lapidea in cui si conserverebbe, leggibile, una A più altre lettere. La notizia merita di essere approfondita cercando la lapide osservata fra i vari mucchi di spietramento presenti nell’area. A questo dato occorre aggiungere la notizia del rinvenimento di un bollo su tegolo frammentario che riporterebbe il lemma  –   C ATUI rinvenuto sporadico negli anni ’80 e che non ho potuto ancora vedere. A questo bollo va aggiunto quello rinvenuto nel corso di recenti saggi nell’area in cui si legge –  ACAT  –  13 . Bibliografia BIVONA 1970 = L. Bivona,  Iscrizioni latine lapidarie al museo di Palermo , Roma 1970. BONACASA CARRA 1987 = R. M. Bonacasa Carra,  Agrigento Paleocristiana. Zona archeologica e Antiquarium , Palermo 1987. DE MIRO-FIORENTINI 1972-1973 = E. De Miro, G. Fiorentini,  Attività della Soprintendenza alle Antichità ella Sicilia Centro-meridionale negli anni 1968-1972 , in Kokalos XVIII-XIX, 1972-1973 = Atti del III Congresso Internazionale di Studi sulla Sicilia antica, pp. 228-250. DE MIRO 1980-1981 = E. De Miro, Ricerche archeologiche nella Sicilia centro-meridionale, in Kokalos 1980-1981,  pp. 571-580. DE MIRO-LOMBARDO 1984 = E. De Miro-M. Lombardo,  s.v. Agrigento in BTCG, III, Pisa-Roma 1985, III, pp. 66-128. GRIFFO-ZIRRETTA 1964 = P. Griffo, G. Zirretta,  Il Museo civico di Agrigento. un secolo dopo la sua fondazione , Palermo 1964. LA LOMIA 1961 = M.R. La Lomia,  Ricerche archeologiche nel territorio di Canicattì , in Kokalos, 7, 1961, pp. 157  –  165. MANGANARO 1963 = G. Manganaro, Tre tavole di bronzo con decreti di proxenia dal Museo di Napoli e il problema dei proagori in Sicilia , Kokalos, IX, 1963, pp. 205-220. MANGANARO 1988 = G. Manganaro, La Sicilia da Sesto Pompeo a Diocleziano, in ANRW 11.1, 1988, pp. 3-89. MANGANARO 1989 = G. Manganaro,  Iscrizioni latine nuove e vecchie della Sicilia , in Epigraphica 1989, pp. 161-210, no. 75. POLITO 2009 = A. Polito,  La terra sigillata italica liscia dal Quartiere ellenistico-romano, di Agrigento , Roma 2009. 12    De Aquae ductu Urbis Romae , I, 9: …   aedicula fontis apposita . 13   L’informazione mi è sta ta gentilmente data dalla dott.ssa M.S. Rizzo della Soprintendenza BB.CC.AA. di Agrigento.
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