F. Condello / B. Pieri, «Note a piede d’anfiteatro». La traduzione dei drammi antichi in una esperienza di laboratorio, «Dionysus ex machina», IV, 2013, 553-603

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F. Condello / B. Pieri, «Note a piede d’anfiteatro». La traduzione dei drammi antichi in una esperienza di laboratorio, «Dionysus ex machina», IV, 2013, 553-603
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    Dionysus ex machina  IV (2013) 553-603 553   Federico Condello, Bruna Pieri «Note a piede di anfiteatro»: la traduzione dei drammi antichi in una esperienza di laboratorio *   (Università di Bologna)  Abstract The experience of the workshop “TraSLA” (“Traduzione Specialistica dalle Lingue Antiche”), held by the authors at the University of Bologna, allows to disclose the main issues of theatrical translation. In addition to the difficulties well known in Translation Studies, translating ancient plays for the stage poses more challenges, some of which are analyzed through the examination of two exemplary passages translated by the students during the workshop: Aesch.  Ag . 1-25 and Sen.  Med  . 150-78.   L’esperienza del laboratorio “TraSLA” (“Traduzione Specialistica dalle Lingue Antiche”), che gli autori coordinano presso l’Università di Bologna, consente di mettere in luce i principali problemi che caratterizzano la traduzione per la scena; insieme alle aporie ben note ai Translation Studies, la traduzione scenica dei drammi greci e latini presenta ulteriori peculiarità, alcune delle quali sono qui censite e studiate attraverso l’analisi di due passi tradotti dagli studenti nell’ambito del laboratorio: Aesch.  Ag . 1-25 e Sen.  Med  . 150-78. 1. Tradurre per imparare o imparare a tradurre? Il laboratorio “TraSLA” Sono trascorsi ormai sei anni da quando il Laboratorio di “Traduzione Specialistica dalle Lingue Antiche” (“TraSLA”) è andato ad arricchire l’offerta formativa dei corsi di Laurea Magistrale di “Filologia, Letteratura e Tradizione Classica” e di “Italianistica, Culture Letterarie Europee e Scienze Linguistiche” dell’ateneo bolognese. Un periodo di tempo sufficientemente lungo, se non per tirare le somme (nulla è definitivo quando si parla di traduzione), almeno per isolare le più frequenti problematiche, non solo del tradurre ma anche della didattica del tradurre, che il laboratorio è venuto via via evidenziando. Servirà anzitutto cominciare con una veloce presentazione delle modalità didattiche generali di “TraSLA” alle quali si adegua – con i suoi peculiari problemi, di cui diremo – anche la traduzione dei testi drammatici. In una cornice di tipo seminariale, che prevede la compresenza di due docenti che *  Benché questo contributo sia stato discusso e condiviso nei suoi contenuti dagli autori, si deve a F. Condello la stesura dei §§ 2 e 3, a B. Pieri quella dei §§ 1 e 4; a entrambi il § 5. Un grazie particolare a tutti gli studenti del Laboratorio “TraSLA” dell’a.a. 2012/2013, alla cui esperienza qui ci si riferisce per le parti che interessano l’  Agamennone eschileo e la  Medea  senecana.  «Note a piede di anfiteatro»: Federico Condello, Bruna Pieri  la traduzione dei drammi antichi in una esperienza di laboratorio  Dionysus ex machina  IV (2013) 553-603 554 si dividono scelta e presentazione dei testi greci e latini 1  (ma partecipano alla discussione delle traduzioni da entrambe le lingue), si propone agli studenti di tradurre una serie di passi “campione”, differenziati il più possibile per genere ed epoca, le cui principali problematiche traduttive vengono di volta in volta illustrate dai docenti. Sarà bene chiarire che con “problematica traduttiva” intendiamo non solo, e non tanto, le questioni riguardanti l’ interpretazione  del testo: della Frage  millenaria – risalente almeno ai loci classici di Cicerone e Orazio – circa il rapporto fra interpretazione e traduzione non mette conto qui di parlare 2 ; basti richiamare le parole di Gadamer (1995, 342s.): «ogni traduzione è […] il compimento dell’interpretazione che il traduttore ha dato della parola che si è trovato di fronte». Problemi interpretativi e problemi traduttivi non sono dunque coincidenti né – va detto – sempre interdipendenti 3 : talvolta l’interpre-tazione può essere dubbia ma la traduzione semplice (si vd. infra il caso di Aesch.  Ag. 2s.), talaltra i problemi cominciano non dal testo source , ma nel momento in cui si vuole trasferire una interpretazione di per sé certa nel testo – e nel contesto – di arrivo (si vd. infra  l’esempio di Sen.  Med. 153). Ora, pur se incentrata prevalentemente sulla seconda fase, quella del tradurre stricto sensu , la didattica del laboratorio “TraSLA” tiene comunque presente la dialettica fra interpretazione e traduzione e affida anzitutto l’ermeneutica a una serie di strumenti – edizioni, commenti, lessici, altre traduzioni edite etc. – che vengono puntualmente suggeriti agli studenti prima che questi si accingano al loro compito. Concreto intento del laboratorio è infatti educare, ancor prima che alla traduzione, a una lettura 4   meticolosa dell’srcinale, che contempli, insieme all’interpretazione del testo source , anche il riconoscimento delle sue peculiarità ( in primis di quelle stilistiche). Ma nell’interpretazione – fatte salve, s’intende, le leggi della lingua – lo studente è libero di orientarsi: sta a lui, come poi, nella pratica, sta al traduttore, decidere, sulla scorta degli strumenti che gli sono stati indicati, quale testo o quale interpretazione scegliere. Ai docenti, invece, il compito di insegnare a trasfondere nel testo d’arrivo il risultato di questo irrinunciabile, preliminare lavoro 5 . Il primo obiettivo del laboratorio è dunque quello di favorire una pratica di traduzione che, per quanto possibile, non nasconda ma cerchi di rivelare le peculiarità (formali e non) dei testi di partenza. Una volta valutati arcaismi o xenismi, diminutivi o 1  Una caratteristica di “TraSLA” è proprio la prospettiva programmaticamente unitaria, che coinvolge a pari titolo e in pari misura il greco e il latino, perché le due lingue classiche offrono problemi in larga parte comuni sia rispetto ai testi source , sia rispetto al target   della traduzione: cf. P IERI  (2009, 213). 2  Lo abbiamo fatto in C ONDELLO –   P IERI  (2011b, 10s.) 3  Si vedano gli esempi citati da E CO  (2003, 225-53) nel capitolo significativamente intitolato  Interpretare non è tradurre . 4  Troviamo molto giusta da questo punto di vista l’impostazione di C AVAGNOLI  (2012). 5  Quello che in C ONDELLO –   P IERI  (2011b, 18) abbiamo definito «tradurre in traduzione l’esegesi».  «Note a piede di anfiteatro»: Federico Condello, Bruna Pieri  la traduzione dei drammi antichi in una esperienza di laboratorio  Dionysus ex machina  IV (2013) 553-603 555 composti, allitterazioni o anafore, giochi di parole o metafore, allusioni o citazioni esplicite, queste e altre peculiarità del testo fonte 6  diventano problemi traduttivi nella misura in cui, spostandoci dall’asse ermeneutico a quello della comunicazione, ci chiediamo come renderle e trasmetterle a un destinatario. È evidente che le tante caratteristiche che questo tipo di lettura porta allo scoperto non potranno mai trovare – almeno non sistematicamente – equivalenti traduttivi adeguati; anzi vedremo più avanti (§ 5) come questa ricerca – specialmente se condotta per singole unità traduttive – rischi talora di condurre il traduttore allo “stallo”, con risultati che potremmo definire di “iper-esegesi”; e tuttavia è essenziale isolare tali peculiarità, comprenderle, valutarle, anche con l’ausilio prezioso di una rassegna di “equivalenti” possibili, la cui varietà (quando non addirittura il vistoso attrito) è spesso la via maestra al riconoscimento dei problemi. Di qui l’interesse di “TraSLA” per ogni forma di “variantistica” traduttiva, per le tracce di un progressivo processo di “focalizzazione” dei valori semantici e stilistici che qualsiasi decisione finale, con il suo inevitabile ne varietur  , per forza di cose occulta. Per questo l’esito del lavoro di traduzione – che, lo ricordiamo, è svolto dal singolo studente in proprio e nell’arco di una settimana – viene poi discusso in classe non solo dai docenti, che richiamano i punti critici da loro evidenziati nella presentazione del passo, ma anche dall’insieme dei partecipanti al laboratorio, che sono tenuti a illustrare il percorso che li ha orientati verso una determinata scelta traduttiva: una strategia che consente di focalizzare l’attenzione sul  processo  più che sul  prodotto  del lavoro di traduzione; è ben raro infatti – e sarebbe contrario agli scopi che “TraSLA” si prefigge – che si arrivi a stabilire la versione corretta  di un lessema o, men che meno, di un passo. Il  focus  del laboratorio è di natura traduttologica, ma la traduttologia, ha scritto Berman (2003, 16), è «riflessione della traduzione su se stessa a partire dalla sua natura di esperienza»: se il processo traduttivo è insegnabile, tale insegnamento non può però risolversi in una serie normativa di prescrizioni; occorre semmai partire da un approccio descrittivo ai singoli problemi che nascono dalla pratica della traduzione 7 , per poi tentare di ricondurli a una sorta di categorizzazione che renda il traduttore consapevole dell’esistenza e della portata dei problemi stessi. Solo una volta isolati i problemi traduttivi di cui sopra cerchiamo di sensibilizzare gli studenti alle diverse strategie comunicative che un diverso destinatario della 6  Una rassegna dei principali problemi che interessano la traduzione source-oriented   dalle lingue antiche si trova in P IERI  (2009, 215-31); un’ampia casistica è presa in considerazione anche nei vari contributi raccolti in C ONDELLO –   P IERI  (2011a); naturalmente essa è in larga parte comune anche alle versioni da lingue moderne: se ne vedano –  passim  –   esemplificazioni assortite in N EWMARK (1988) e in R EGA  (2001). 7  È la prospettiva suggerita ai Translation Studies  per la prima volta negli anni ’80 da T OURY  (1995).  «Note a piede di anfiteatro»: Federico Condello, Bruna Pieri  la traduzione dei drammi antichi in una esperienza di laboratorio  Dionysus ex machina  IV (2013) 553-603 556 traduzione prevede. Alle versioni da produrre viene infatti sempre preliminarmente assegnato un target  , cioè una destinazione e dunque un destinatario, benché, va detto, questi ultimi non siano in stretta e scontata relazione: un aspetto particolarmente evidente nella traduzione per il teatro, dove la destinazione scenica non implica un chiaro destinatario del traduttore: sarà il pubblico, il regista o non piuttosto l’attore, come voleva R.W.   Corrigan   (1961), o ancora una delle sette diverse categorie con cui il traduttore di testi scenici deve contemporaneamente fare i conti, secondo S. Bassnett (1998, 101)? E qui veniamo a un altro aspetto importante di “TraSLA” che, offrendosi come “officina” della traduzione specialistica, si allontana tanto dalla pratica delle versioni scolastiche, quanto, ovviamente, dalle pretese di un’audace aemulatio dell’srcinale. In effetti il laboratorio mira a fornire a chi lo frequenta alcune coordinate fondamentali per affrontare la traduzione dal greco e dal latino nelle sue varie destinazioni “professionali”: scopo primario è che gli studenti sperimentino in prima persona come il tradurre non rappresenti solo una occasione di accertamento linguistico e grammaticale; è, questa, la pratica traduttiva pressoché esclusiva negli studi liceali e universitari; una pratica certo irrinunciabile 8  e senza dubbio utile al primo livello di studio delle lingue greca e latina, «l’operazione più esaltante dal punto vista della mobilitazione delle forze intellettuali», secondo Canfora (2002, 52). Anche se restano legittime le obiezioni – sempre più frequenti – di chi pone in discussione il monopolio che la traduzione scritta ha nell’insegnamento delle lingue classiche 9 : soprattutto certa  traduzione, quella che privilegia la «letteralità primitiva» di cui parlava A. Ronconi 10 , un linguaggio artificiale la cui autoreferenzialità rispetto alle lingue di partenza non produce la capacità di comunicazione che si richiede al futuro professionista delle discipline classiche, né complessivamente aiuta l’interpretazione del testo 11 . La traduzione dalle lingue antiche è infatti – e fortunatamente – strumento per finalità molteplici, connesse, a vario titolo, alla professione o alle professioni del classicista; per questo nell’alternare i target   traduttivi prestiamo una cura non minore che nel variare le tipologie di testo- source . Il laboratorio mira infatti a sensibilizzare i suoi partecipanti alle diverse possibilità e necessità relative a differenti target  , contro l’idea che “traduzione” – o, peggio, “traduzione fedele” – costituisca un concetto univoco e indiscutibile. Al di là dell’ambito della mera glottodidattica (macro- target   che può andare dalle 8  Un elogio della traduzione scolastica, a fini di comprensione immediata ma solida del testo e delle sue strutture morfo-sintattiche, si può trovare addirittura in C ROCE  (1993, 217). 9  Si veda da ultimo Z ANETTI  (2012, 409-18). 10  R ONCONI  (1971 2 , 109s.). 11  Cf. C ONDELLO  (2012a, 438s.).  «Note a piede di anfiteatro»: Federico Condello, Bruna Pieri  la traduzione dei drammi antichi in una esperienza di laboratorio  Dionysus ex machina  IV (2013) 553-603 557 traduzioni inserite nelle grammatiche normative o negli eserciziari a quelle prodotte nel corso di prove scolastiche o di esami universitari, dove pure la versione scritta dal greco e dal latino – spesso mantenuta come prova intermedia – tende a scomparire dall’ufficialità dei piani didattici), la traduzione da un testo antico può dunque servire come chiarificazione testuale all’interno di un’edizione critica 12  o integrare (separata dalle note del commentario, o ad esse integrata per pericopi) l’esegesi di un commento scientifico; può trovarsi in edizioni a carattere divulgativo con o senza apparati introduttivi e esegetici, con o senza srcinale a fronte 13 ; può costituire la documentazione testuale annessa ad antologie e storie letterarie a destinazione scolastica o universitaria (ambiti in cui, lo ricordiamo, la traduzione sta diventando il mezzo privilegiato di accesso alle letterature classiche 14 ). E può, infine, divenire un medium di divulgazione teatrale, affidato all’ulteriore rielaborazione di registi e attori. Naturalmente la  performance di un classico può anche interessare testi non di srcine drammatica e ma-gari risolversi in una “semplice” lettura a leggio, un target frequentemente proposto a “TraSLA”, non fosse altro perché annualmente esperito dai docenti nell’ambito dei cicli di lezioni pubbliche curate del Centro studi «La permanenza del Classico» che da oltre un decennio animano il maggio bolognese 15 . Ma è ormai tempo di restringere la discussione alla traduzione del testo teatrale in vista della messinscena. 2. Tragedia, “traduttese” e messinscena Tale tipologia traduttiva 16  gode di una posizione privilegiata nell’ambito del nostro laboratorio: ed è naturale, ci sembra, che sia così. Per una ragione innanzitutto: parte grande dei più canonici problemi traduttivi, di fronte alla destinazione teatrale, pare come spontaneamente ingigantita. Ciò è vero fin dall’elementare livello del lessico e 12  Ne raccomandava la pratica agli «editori di testi antichi» C ASTIGLIONI  (1984, 9). 13  Sui condizionamenti posti dalla presenza o meno dell’srcinale cf. P IERI  (2009, 235-38), con bibliografia. 14  Ecco perché criteri solitamente ben presenti ai traduttori di testi contemporanei, quali quello della  fluency (o readability ) del testo tradotto, funzionali alla cosiddetta invisibilità del traduttore, secondo il fortunato titolo di V ENUTI  (1999), diventano importanti anche per il filologo classico che si trova a tradurre quei testi che andranno a formare le competenze di storia letteraria degli studenti di liceo o dei corsi di laurea triennali. Sul ruolo che le traduzioni giocano nel formare i canoni letterari e sul compito che spetta a chi forma i futuri traduttori cf. V ENUTI  (2008). 15  In vista di tali lezioni, i membri del Centro studi (che opera nel Dipartimento di “Filologia Classica e Italianistica” dell’Università di Bologna: http://www.permanenza.unibo.it) producono traduzioni di testi classici non necessariamente teatrali (si va da Omero, Platone, Tucidide a Lucrezio, Virgilio, Seneca, Agostino) che sono poi affidate alla lettura di attori professionisti coordinati dalla regia di C. Longhi (http://www.permanenza.unibo.it/attivita-ed-eventi/index.html). 16  Non ci occuperemo, in questa sede, di traduzione del teatro comico, che pure è stata oggetto di seminari e incontri di studio ad hoc (uno per tutti, il 3 febbraio 2011, Sui problemi della traduzione comica:  Aristofane e Plauto , con A. Capra, R. Danese, V. Tammaro).
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