Il territorio di Fidenae tra V e II secolo a.C., in: Suburbium II - Il suburbio di Roma dalla fine dell’età monarchica alla nascita del sistema delle ville (V-II secolo a.C.), Collection de l’École Française de Rome, 419 (a cura di V. Jol

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Il territorio di Fidenae tra V e II secolo a.C., in: Suburbium II - Il suburbio di Roma dalla fine dell’età monarchica alla nascita del sistema delle ville (V-II secolo a.C.), Collection de l’École Française de Rome, 419 (a cura di V. Jolivet, C.
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  . 1 Peroni-di Gennaro 1986, p.193-200. 2 Senza dimenticare, in quella fiera dell’abusivismo edell’omissione, a fronte delle necessità vitali degli acqui-renti, l’avidità dei lottizzatori e la disattenzione degli orga- PIETRO BARBINA, LETIZIA CECCARELLI, FRANCESCA DELL’ERAE FRANCESCO DI GENNARO IL TERRITORIO DI FIDENAE TRA V E II SECOLO A.C. L’indipendenza di Fidenae , che secondo lefonti letterarie Roma aveva iniziato ad intacca-re già dai tempi di Romolo, viene definitiva-mente perduta nella prima epoca repubblica-na. Ed è possibile che, oltre che in una più am-pia prospettiva storica, Fidenae subisseun’ingiuria anche nell’ottica, a me particolar-mente cara, del vecchio, muto e inerte – ma ve-nerabile e sacro – supporto orografico dellacompagine urbana.Questa formazione di testata del sistemacollinare delimitato da due vallecole tributariedel Tevere era stata meditatamente prescelta,con chissà quali risvolti umani e intimisticiper noi inarrivabili, ora archeologicamente og-gettivati dalla pur bella storia del processo diselezione, concentrazione e crescita degli inse-diamenti protostorici, con la quale, insieme algrande maestro Renato Peroni, abbiamo coltonel segno, vent’anni fa 1 .Le comunità che interagivano con il territo-rio di questo settore della vallata, in un mo-mento di sviluppo tecnologico, economico edemografico senza precedenti, erano arrivatead accorgersi che una determinata area con-chiusa, prima concepita come vasta estensioneagraria, poteva supportare quell’insediamentoda favola che ormai era possibile e che, conesempi di proporzioni ancor maggiori, era giàstato realizzato sull’altra sponda del Tevere.Poi, dopo cinque secoli di operoso e com-plesso sviluppo urbano, certamente in qualchemodo condizionato dalla prospiciente potenzadi Veio, i conquistatori, compagni di sponda,attuavano di fatto, se non decretavano, la di-struzione dei tratti fisici della riottosa collinafidenate con il fine, forse non secondo, di sod-disfare il crescente bisogno di cave di tufo. Perpotere interpretare tale ambigua operazione èanzitutto da stabilire in che misura le attività diprelievo si siano suddivise tra l’età repubblica-na e quella imperiale, sulla base di un auspicatoesame comparato dei tufi utilizzati in edilizianella bassa valle del Tevere, da Roma a Ostia, edi quello meno semplice delle cave stesse.Anche se disordinato e polveroso il lavorodi estrazione produce reddito e quindi, attornoalle cave che dettero vita a tanti monumenti, venne a determinarsi un «giro» economico fo-riero di benessere per la popolazione, sia purecon la non sempre giusta distribuzione deiproventi determinata dal sistema socio-econo-mico. Comunque Fidene, ad opera dei Roma-ni, perse con la morfologia srcinaria, il suoconnotato di maggior valore.Poi a continuare lo scempio ci hanno pen-sato gli Italiani, per lo più adriatici di prove-nienza salarese quelli che negli anni della ri-presa post-bellica fondarono la borgata diMontesecco sui resti di Fidene 2 , e solo in mini-  326 PIETRO BARBINA, LETIZIA CECCARELLI, FRANCESCA DELL’ERA E FRANCESCO DI GENNARO . ni preposti; in particolare, per quanto ci riguarda piùstrettamente, l’insufficienza degli organi di tutela, suppor-tati da una ricerca archeologica ancora incapace di legge-re il territorio: Fidenae , trascurando corrette acquisizioniottocentesche, veniva ubicata altrove. 3 Contesti che abbiamo potuto presentare in parte inquesti Atti come schede della carta archeologica, inveroschematica e improntata a criteri più inventariali chescientifici. In particolare si ricordano i segni del paesaggioagrario del quarto di Accorrabone della Tenuta Radicicoli,che stanno documentando Lucina Giacopini e GiuseppeRuffo; il complesso di strutture intagliate nel terreno dibanco dell’area di progetto «Parco Talenti» a Boccone, perla quale i costruttori Mezzaroma vogliono che le memoriearcheologiche siano raccolte in un volume, e alla cui inda-gine attendono tra gli altri Mauro De Filippis e FrancescoBoanelli; le tombe di Prato Rotondo documentate con ilcontributo del Comune di Roma da Laura Pinelli e AliceCeazzi. 4 La rassegna dei brani delle fonti letterarie su Fidenae è raccolta in Quilici-Quilici Gigli 1986, p.19-43. 5 D.H.2. 53, 4; Verg.  A . 6. 773-776; Serv.  A . 6., 773; St.Byz., s.v. fidh¥nh . 6 Liv.1. 14. 4-11; D.H.2. 53. 2-4, 3. 6. 1; Fron. Str . 2. 51; Polyaen.7. 3. 2; Plin. Nat. 16. 11. 7 Plu. Rom . 23. 5-6. 8 Liv.1. 15. 1.Fig. 1– Tenuta Radicicoli Del Bene: materiale votivoin corso di scavo. ma parte romani i politici, i funzionari e gliimpiegati degli enti locali che non sostengonoadeguatamente l’opportuna tutela dei docu-menti archeologici.Il profilo storico di età repubblicana chesi presenta è documentato dai resti delle ca- ve, dalla viabilità, dai gruppi di materiali vo-tivi – uno dei quali ritrovato tramite gli sca- vi e quindi, una volta tanto, prima del sac-cheggio (fig.1) – dagli impianti rurali e dallesepolture che la Soprintendenza Archeologi-ca di Roma ha scavato e documentato se-guendo con continuo affanno l’avanzata edi-lizia.Alla ricostruzione storica non hanno po-tuto conferire ancora tutto il loro potenzialedi informazioni altri contesti in corso di in-dagine, che stanno aggiungendo, anche inquesto settore dell’agro romano, una riccamesse di dati sul periodo posto al centrodell’interesse del secondo convegno Subur-bium 3 .F.d.G.  L’agro fidenate in epoca repubblicana Le notizie riportate dalle fonti letterarie su Fidenae a volte sono poco chiare e contraddit-torie in particolar modo emergono incertezzesull’appartenenza etnico-culturale della città,sul legame privilegiato con Veio, sul rapportocon Roma fino alla definitiva conquista 4 . I pas-si di Livio, Plutarco e Dionisio riguardanti vi-cende di epoca regia e della prima repubblicarisentono chiaramente di connotazioni propa-gandistiche ed esprimono il punto di vista del vincitore. Fidenae , colonia di Alba, è definitacittà latina 5 ; sotto Romolo si menzionano treguerre mosse contro di lei da Roma 6 e la costi-tuzione di una colonia con l’invio di 2.500 uo-mini 7 . La conseguente reazione di Veio muove,spiega Livio 8 , non solo dalla necessità per ilcentro etrusco di contrastare Roma, ma anchedalla volontà di soccorrere una comunità vici-na e consanguinea. Per tutta l’epoca regia e laprima epoca repubblicana si susseguono guer-  327 IL TERRITORIO DI FIDENAE TRA V E II SECOLO A.C. . 9 Per l’abitato di Fidenae si rimanda a: Fidene 1984,p.135-146; Fidene 1986, p.692-700; Quilici-Quilici Gigli1986; di Gennaro 1990a, p.157; Ceci-De Filippis 2000; diGennaro 2002. Per il territorio anche a: Barbina 2000,p.237-248; Carafa 2000a; Cifarelli-di Gennaro 2000,p.121-145; Dell’Era 2000; Fraioli 2000; di Gennaro  et alii 2000-2001; Carafa 2004 sui risultati del progetto di ricercanel settore nord-orientale del suburbio di Roma; Struttureinsediative 2004; Amoroso-di Gennaro-Togninelli 2007. 10 Cfr. Amoroso-di Gennaro-Schiappelli 2004; Amoro-so-di Gennaro-Togninelli 2007. 11 Ancora in Liv.1. 15. 1. 12 Liv.1. 27. 1-11. 13 Colonna-di Gennaro  c.s. Cfr. CD-Rom, scheda B 14. 14 Cfr. di Gennaro-Iaia 2000, p.245-253; Guidi 2002,p.112-114. 15 di Gennaro 2002, p.41-43. 16 di Gennaro in Amoroso-di Gennaro-Togninelli 2007,p.88. 17 Basti pensare al fatto che nelle necropoli veienti si re-gistra, a partire dal VI e per tutto il V secolo a.C., un signi-ficativo impoverimento dei corredi tombali, analogamentea quanto si verifica nel  Latium Vetus : cfr. Bartoloni  et alii 1994, p.38-40 con bibl.; di Gennaro in Amoroso-di Genna-ro-Schiappelli 2004, p.154. 18 Cfr. Stefani 1935, p.354-355. 19 Buranelli-Drago-Paolini1997, p.79. 20 Cozza-Pasqui 1981, p.9. re e rivolte, che vedono Fidenae e Veio spessoalleate, mentre Roma può far affidamento più volte sulla fedeltà di Crustumerium .I punti più problematici delle fonti lettera-rie si possono affrontare, con le dovute caute-le, mettendoli a confronto con le indicazioniche ci provengono dall’analisi dei dati archeo-logici 9 . In primo luogo l’identità culturale di Fidenae : il centro è caratterizzato da una ap-partenenza al gruppo latino, come conferma lacultura materiale già nelle fasi più antiche, apartire dalla prima età del ferro (anche se permolti aspetti i materiali si assomigliano, a Fi- denae manca la componente francamente «vil-lanoviana» di Veio 10 ). La confusione al riguar-do, generata da due differenti passi di Livio,l’uno riferito alla guerra mossa da Veio controRoma dopo la conquista romulea di Fidenae ( nam Fidenates quoque Etrusci fuerunt 11 ), l’al-tro alla presa della città ad opera di Tullo Osti-lio ( magna pars Fidenatium, ut qui coloni addi-ti Romanis essent, Latine sciebant 12 ), sembre-rebbe da ricondurre semmai alla notorietàdello stretto legame di Fidenae con l’ambienteetrusco della prospiciente Veio. Se vi fosse poiancora bisogno di ribadire la latinità di Fide-nae , va ricordato il rinvenimento nel suo terri-torio di una epigrafe numerica di tipo latino suun frammento di dolio della fine del VI secoloa.C. 13 .La posizione geografica stessa di Fidenae può in realtà suscitare una qualche confusio-ne: un’area di frontiera chiusa tra Tevere eAniene (fig.2), zona di frizione tra Latini,Etruschi e Sabini 14 , settore territoriale strategi-co per il controllo delle vie di comunicazioned’acqua e di terra. Nella politica di alleanze Fi- denae risulta preferibilmente schierata conVeio piuttosto che con Roma; alleanza anchefavorita da una viabilità diretta, agevolata daltratto traghettabile del Tevere e dalla foce delfosso della Valchetta, antico Cremera 15 . Del re-sto il rapporto di Veio con Fidenae si manifestapreferenziale anche rispetto a quello di Veiocon Crustumerium , abitato quest’ultimo aper-to verso i territori capenate e falisco 16 . Il lega-me saldo Veio- Fidenae è dimostrato anche dal-la constatazione che Veio è una città etruscaper alcuni aspetti molto legata a Roma e al  La-tium 17 . La viabilità via terra e via acqua d’al-tronde rappresentava, in un’epoca nella qualeil territorio era controllato da centri abitati au-tonomi spesso in conflitto tra di loro, un con-dizionamento vincolante per le scelte strategi-che, economiche e politiche.Un altro elemento che si evince dalle fonti èil comportamento di Roma a lungo clemente eimprontato a un certo riguardo nei confrontidella città fidenate; forse in ragione del-l’appartenenza etnica comune, nonostante leripetute resistenze e ambiguità di Fidenae . Delresto non abbiamo notizia di saccheggi o attidi sfregio neanche per la meglio conosciuta Crustumerium , a differenza di quanto attesta-to archeologicamente per altri centri conqui-stati dai Romani, in primo luogo Veio (si pensiad esempio ai casi del tumulo di Vaccareccia 18 ,alla necropoli di Casale del Fosso 19 ) o a quantosi conosce per le tombe dell’agro falisco 20 .Un aspetto non chiarito dalle fonti, ma almomento non ricostruibile con i dati di diver-sa natura a nostra disposizione, è in quale mi-sura Fidenae acquisisse nuovamente una suaautonomia, tra una conquista romana e l’altra,  328 PIETRO BARBINA, LETIZIA CECCARELLI, FRANCESCA DELL’ERA E FRANCESCO DI GENNARO . 21 di Gennaro 2002, p.42. 22 Cfr. Bayet 1967, p.351-375; Ampolo 1990a, p.129-130.Fig. 2–I centri abitati arcaici con gli ambiti territoriali nel settore nomentano-tiburtino, prima della conquista romana(VI secolo a.C.). se per intervento esterno o col sostegno deglistessi coloni ormai perfettamente integrati 21 . Fidenae , «colonia romana» sin dai tempi diRomolo, viene conquistata o meglio, se si con-tano le menzioni contenute nelle fonti lettera-rie, riconquistata per ben sette volte: il dovertornare su posizioni apparentemente già ac-quisite doveva essere in parte il portato del dif-ferente popolamento coloniale praticato daiRomani in epoca antica rispetto a quello diepoca classica 22 . I tipi coloniali si fissaronocon chiarezza solo nella seconda metà del IVsecolo a.C., mentre in precedenza dovevanoesistere colonie miste, formate da contingentiprovenienti da diverse città. D’altro canto latradizione annalistica tende a riportare esclu-sivamente ai Romani anche le imprese condot-te in realtà da Romani e Latini. La grande va-rietà di rapporti e la mobilità dei gruppi spie-gano così lo straordinario numero di rivolte  329 IL TERRITORIO DI FIDENAE TRA V E II SECOLO A.C. . 23 Cfr. infra P.Barbina. 24 di Gennaro 1993, p.91-92; Amoroso 2002. 25 D.H.5. 59-60. 26 Cfr. infra P.Barbina. 27 Liv.2. 19.2, 21.7. Sulla storia di Crustumerium e l’isti-tuzione della tribù Clustumina cfr. Amoroso 2002, p.287-329; Amoroso-Barbina 2003, p.30-33. 28 D.H.6. 45. 2; Ap. BC 1. 1; Cic. Corn. 1. 19; Liv.2. 33,3. 54; D.C.17. 9, 44. 25, 3; Var.  L. 5. 81. 29 Liv.4. 17-19; Cic. Phil . 9. 2; V.Max. 9. 9. 3. 30 Liv.4. 31. 6-34; D.S.12. 80. 6-8. 31 Var. L . 6. 18; Macr. 1. 11. 37. 32 Ceci-De Filippis 2000. 33 Da ultimo cfr. Carafa 2004. 34 Un’analisi sull’occupazione territoriale di parte del-l’agro fidenate era stata fatta in di Gennaro  et alii 2000-2001, p.474-479: il settore territoriale coincidente con laTenuta Radicicoli Del Bene aveva evidenziato una sostan-ziale continuità numerica delle attestazioni dal VI al V se-colo a.C., messa in relazione con le notizie dell’insedia-mento dei Claudii nella zona. 35 Cfr. infra P.Barbina. attribuite a sedicenti «colonie romane»: que-ste città, legate a Roma da un contratto di«peuplement reciproque», cercano di salva-guardare la propria indipendenza e sovranitànei confronti di un alleato che si stava ingran-dendo troppo velocemente.L’incidenza delle colonizzazioni romane è valutabile dal punto di vista archeologico soloper il territorio, in riferimento all’episodio dei Claudii e con le dovute cautele 23 , dal momentoche i dati di scavo a disposizione per l’abitatorisultano insufficienti. Più volte si è procedutoalla ricostruzione con l’ausilio dei poligoni diThiessen dei potenziali ambiti territoriali dipertinenza, in età arcaica, di Fidenae e dei cen-tri latini limitrofi( Crustumerium, Nomentum e l’abitato di Capobianco) 24 ; in questa sede si ècercato di adattare i poligoni all’orografia eall’idrografia: le dimensioni degli agri di Fide-nae (kmq 27) e dell’abitato di Capobianco(kmq 21) che ne risultano sono in linea conquelle piuttosto ridotte dei territori delle cittàintorno a Roma. La maggiore estensione del-l’agro crustumino (kmq46) trova una corri-spondenza forse significativa nella diversa am-piezza dei centri abitati: Fidenae e Capobian-co si estendono entrambi su una superficie dicirca 40 ettari, Crustumerium raggiunge i 65ettari.L’assetto territoriale dell’epoca arcaica vie-ne modificato da eventi storici collocabili agliinizi del V secolo. Per il 498 a.C. Dionisio 25 ri-ferisce la riconquista della città da parte di Ro-ma, l’epurazione di notabili fidenati ribelli e laridivisione di metà delle terre ai soldati lasciatia presidio: provvedimenti pesanti, a cui se-guono, non sembra per caso, 60 anni in cui lefonti letterarie non menzionano guerre o rivol-te di Fidenae contro Roma 26 . In questo periodocruciale si pongono: la definitiva conquista di Crustumerium (499 a.C.) e la conseguente isti-tuzione della Clustumina tribus nel 495 a.C. 27 ,lo stanziamento dei Claudii nel territorio trans Anienem , la prima  secessio della plebe a MonteSacro nel 494 a.C. 28 . Bisognerà arrivare al438a.C. per una nuova azione di Fidenae ostilea Roma 29 . Il 426a.C. è la data tradizionale ri-cordata per la conquista definitiva da parte diRoma 30 . L’ultimo episodio di ribellione di Fide-nae si colloca all’indomani dell’invasione galli-ca, quando i popoli confinanti, approfittandodella debolezza di Roma, costituiscono una le-ga latina, con a capo il  dictator fidenatium , Po-stumio Livio 31 . Il silenzio delle fonti letterariesu Fidenae dopo quest’ultimo episodio è indi-zio di un territorio ormai pacificato, sotto ilpieno controllo di Roma, destinato a svilup-parsi dal IV secolo in poi come agro subur-bano della città, con un piccolo centro ammi-nistrativo di riferimento, verosimilmente posi-zionabile presso il colle dell’odierna borgataVilla Spada 32 ; il territorio controllato risultapiù vasto (kmq56), essendo scomparsa ormaila città di Crustumerium (fig.3).L’analisi dei dati archeologici nel settoredel suburbio settentrionale ha evidenziato unagraduale ma costante crescita delle presenzedal VI secolo a.C.fino alla piena romanizza-zione (IV secolo a.C.), che richiama un’occu-pazione del territorio sempre più capillare ediffusa 33 , a dispetto delle turbolenze storiche.In realtà manca una selezione dei dati in fun-zione degli ambiti territoriali dei singoli centriabitati 34 : l’agro fidenate ad esempio si prestaad uno studio significativo dei dati di popola-mento diffuso per cercare di ricostruire la deli-cata fase di passaggio dall’assetto «latino» aquello «romano» 35 .
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