La fauna dell'antica età del Bronzo delle Grotte di Castel Corno (Isera-TN)

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The site of “Castel Corno” (Isera, Trento) is located on the right side of the Adige river, in the surroundings of Rovereto, and stretches over the slopes of the Biaena mountain (850 meters a.s.l.). The site, dating to the Late Bronze Age, shows a
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  27 Ann. Mus. civ. RoveretoSez.: Arch., St., Sc. nat.Vol. 25 (2009)27-662010ALEX FONTANA, STEFANO MARCONI & UMBERTO TECCHIATI LA FAUNA DELL’ANTICA ETÀ DEL BRONZODELLE GROTTE DI CASTEL CORNO (ISERA - TN) Abstract - A LEX F ONTANA , S TEFANO M ARCONI & U MBERTO T  ECCHIATI - The faunal remains fromthe Early Bronze Age site of «Grotte di Castel Corno» (Isera - TN).The site of «Castel Corno» (Isera, Trento) is located on the right side of the Adige river, inthe surroundings of Rovereto, and stretches over the slopes of the Biaena mountain (850 metersa.s.l.). The site, dating to the Early Bronze Age, shows a peculiar importance in terms of settle-ment and paleoeconomic strategies. Archaeological finds have been recovered in the hollowsshaped by the rocks of an ancient landslip. In one of these «caves» two burial mounds (withthree individuals) have been found. The research, carried over on approximately 8000 animalbones, is part of a widespread project centred on the Vallagarina area and includes archeozoo-logical studies of faunal remains from «Pizzini di Castellano» and «Colombo di Mori». The pro-posed analysis adds information on the economy, environment, material culture and, in general, onthe settlement strategies occurred in this area during the Early Bronze Age. Key words: Castel Corno - Archaeozoology - Palaeoeconomy - Palaeoecology - Early Bronze Age. Riassunto - A LEX   F ONTANA , S TEFANO M ARCONI & U MBERTO T  ECCHIATI - La fauna dell’antica etàdel Bronzo delle Grotte di Castel Corno (Isera - TN).Il sito di Castel Corno (Comune di Isera, Trento) è situato sulla destra Adige all’altezzadella cittadina di Rovereto, alle pendici del monte Biaena a circa 850 metri s.l.m. Il sito, cronolo-gicamente inquadrabile nell’antica età del Bronzo, riveste particolare interesse sia dal punto divista insediativo sia da quello paleoeconomico. I depositi archeologici sono stati rinvenuti nellecavità formatesi tra i massi di un’antica frana; in una delle «grotte» sono stati rinvenuti anchedue tumuli sepolcrali con i resti di tre individui. Questa ricerca, effettuata su circa 8000 repertiosteologici, si inserisce nel filone di una serie di altri studi archeozoologici già eseguiti per ilterritorio della Vallagarina, come quelli dei Pizzini di Castellano e del Colombo di Mori e va cosìad integrare i dati in nostro possesso sull’economia, l’ambiente, la cultura e, in generale, sullafunzionalità dei siti di questo territorio nell’antica età del Bronzo. Parole chiave: Castel Corno - Archeozoologia - Paleoeconomia - Paleoecologia - Antica età delBronzo.  281. P REMESSA 1.1. Il sito Il lavoro presentato verte sullo studio dei resti faunistici provenienti dal sitoprotostorico dell’antica età del Bronzo di Castel Corno, località del Comune diIsera in Provincia di Trento. La stazione preistorica (Fig. 1), posta ad una quotadi circa di 846 m s.l.m. (longitudine 10.991127, latitudine 45.888337) ( 1 ), sulladestra idrografica del fiume Adige, è raggiungibile mediante la strada comunaledi mezza costa che collega le due frazioni di Lenzima (comune di Isera) e Patone(comune di Villa Lagarina). ( 1 ) Coordinate geografiche nel sistema WGS 84. Fig. 1 - Estratto della Carta Tecnica Provinciale (CTP) alla scala 1:10.000 (maglia di un km dilato). La presente è il risultato della composizione delle sezioni: 81050 Villa Lagarina; 81090Rovereto; 80080 Monte Stivo; 80120 Mori.  29Il toponimo della località trae srcine dall’omonimo castello medievale, edi-ficato agli albori del secondo millennio su uno sperone roccioso, alto alcunedecine di metri che può ricordare, appunto, la forma di un corno. Poche decinedi metri più a sud del maniero si trova una grande frana, rovinata dalle retrostan-ti pareti calcaree del Croz de Naranc (alle pendici del Monte Biaena), costituitaalla base da giganteschi massi che, nel loro ammonticchiarsi, hanno formato unaserie di grotte e corridoi tra i quali sono stati rinvenuti, nel corso del XX secolo,abbondantissimi reperti attribuibili alla presenza dell’uomo e cronologicamenteinquadrabili nelle prime fasi dell’età del Bronzo. 1.2. Storia delle ricerche L’interesse archeologico per le grotte di Castel Corno iniziò nel corso deglianni sessanta quando alcuni studiosi e appassionati locali rivolsero la loro atten-zione a questi luoghi.La prima scoperta, risalente alla metà degli anni ’60, è dovuta a Tullio Pa-squali. La sua attenzione si rivolse alla porzione altimetricante più elevata dellafrana, in un’area a cielo aperto localizzabile tra due massi che sovrastano la Grot-ta 1. Il materiale recuperato, rimasto inedito, è stato consegnato al Museo Civicodi Rovereto negli anni ’90.Le prime testimonianze della presenza umana in queste cavità, però, sonodocumentate dai ritrovamenti effettuati da Dario Candioli. Egli non solo rinven-ne un numero significativo di resti (provenienti tutti dalla Grotta 3) ma descrissele cavità oggetto di indagine, con il disegno di piante e sezioni (Fig. 2).Solo con l’avvento degli anni ’70 si assistette ad alcune iniziative di scavocondotte in modo sistematico. Nel 1970 si registra il primo intervento promossodal Centro Studi Lagarini, condotto dall’Ingegner Adriano Rigotti, illustre uomodi cultura roveretano, noto in particolare per le sue ricerche in ambito archeolo-gico classico. Le attività di quell’anno, che interessarono tre grotte ed il terrazzolocalizzato alla sommità della frana, restituirono soprattutto materiali ceramicied alcuni strumenti in osso e corno.Il Gruppo Grotte Roveretano «Emilio Roner» è invece il promotore ed arte-fice dei recuperi del 1972; al responsabile del settore archeologico Claudio An-tonelli spettò la direzione degli scavi. Numerosi resti di ossa animali ed un nume-ro limitato di reperti ceramici vennero recuperati nella Grotta 2.Il 22 settembre del 1974 viene redatta, su indicazioni del Professor Bernardi-no Bagolini, la prima scheda di «sito archeologico» (documento autorizzato dal-la sovrintendente Prof.ssa Giulia Fogolari). Di quei giorni sono gli ultimi impor-tanti interventi degli anni ’70. Gli scavi, nuovamente diretti dal Rigotti, interes-sarono le quattro cavità, il terrazzo sovrastante ed altre cavità presenti nelle vici-nanze. Furono soprattutto ricerche di superficie, eccezion fatta per due sondag-  30gi praticati nella Grotta 1. Il rigore e la sistematicità nella ricerca del Rigotti por-tarono ad informazioni sostanziali sulla presenza umana in questi luoghi duran-te l’antica età del Bronzo.A partire dagli anni ’80 si verifica un cambiamento decisivo per la storia dellericerche su Castel Corno. Da questo momento in poi tutte le attività di indaginee scavo verranno condotte da operatori e tecnici del Museo Civico di Rovereto;tutto ciò porterà, alla fine degli anni ’90, alle due campagne di scavo che restitui-ranno una grandissima quantità di materiale, in parte oggetto di questo studio.Passando per una serie di recuperi poco significativi attuati nella secondametà degli anni ’80 si è giunti ad una iniziativa espositiva del Museo dal titolo«Castel Corno in mostra» curata da Tullio Pasquali e tenutasi nel 1991. Il sog- Fig. 2 - Pianta e sezione generale del complesso delle Grotte di Castel Corno; il disegno è quelloredatto da Dario Candioli alla fine degli anni ’60 ed è anche l’unico finora disponibile. Le modi-fiche e la definizione delle aree di scavo nella Grotta 3 sono tratte da R  EGOLA , 2004-05, p. 387.  31getto portante della mostra fu lo studio del maniero ma vennero anche presentatialcuni manufatti rinvenuti all’interno delle sue mura inquadrati da Marco Avan-zini in un arco temporale compreso tra il Neolitico recente ed il Bronzo antico.L’allestimento nel 1996 di una mostra riguardante il Comun Comunale La-garino fu occasione di nuovi studi. Fu necessario prendere in mano il materialeproveniente da tutte le diverse campagne di indagine susseguitesi nel corso delXX secolo al fine di ottenere dati utili alla contestualizzazione di Castel Cornonel più ampio quadro del popolamento protostorico della Vallagarina ( 2 ). In quel-l’occasione tutti i resti di fauna all’epoca disponibili vennero analizzati da unodegli A. (U.T.), allora conservatore archeologo del Museo Civico, e dall’archeo-zoologo Alfredo Riedel. I dati preliminari ottenuti furono integrati con quelli dialtri complessi faunistici del Trentino e dell’Alto Adige nel tentativo di costruireun modello archeozoologico valido su scala regionale ( 3 ).Ma sarà attraverso le due campagne di scavo del 1998 e 1999, condotte dacollaboratori del Museo Civico di Rovereto e organizzate da uno degli scriventi(U.T.), che si arriverà ad investigare in modo esauriente le vicissitudini archeolo-giche del sito. 1.3. Gli scavi del Museo Civico di Rovereto (1998 e 1999) Nel complesso vennero indagate tre cavità, le cosiddette Grotta 1, Grotta 2 eGrotta 3 mentre la Grotta 4, profonda gola difficilmente raggiungibile, che siapre in fondo alla Grotta 3, non venne scavata (vedi Fig. 2).Durante l’attività di scavo del ’98, oltre ad una preliminare raccolta di super-ficie di tutte le tre grotte, l’attenzione venne concentrata sulla Grotta 3. Questacavità può essere raggiunta attraverso un pozzo che dal secondo antro scendeverticalmente verso il terzo ( 4 ).Sfortunatamente la stratigrafia di questa cavità, come del resto quella dellaGrotta 2, risultava compromessa soprattutto dall’attività di scavatori abusivi (  5 ).La zona meglio indagata risulta una cavità subrettangolare che si apre nella pare-te meridionale dell’antro; quest’area venne chiamata Zona 1.All’interno della Zona 1 si rinvennero due tombe, di cui una precedente-mente sconvolta. La Tomba 1 si presentava parzialmente coperta da pietre smos-se, probabilmente vestigia di un tumulo. Numerose ossa umane appartenute adun individuo giovane sono state trovate associate a diversi frammenti ceramici, a ( 2 ) T ECCHIATI 1996.( 3 ) R  IEDEL & T ECCHIATI 2002.( 4 ) È possibile che, in srcine, esistesse un collegamento diretto tra la Grotta 1 e la Grotta 3 oggi oblite-rato.(  5 ) Anche i sondaggi eseguiti a partire dagli anni sessanta, pure se parzialmente documentati, hannocontribuito a rendere difficoltosa la lettura della stratigrafia.
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