Scheda 56 BREDA

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Scheda 56 BREDA
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  326 56. Bottega del Primo Maestro della Beata Chiara a Montefalco Crocefissione e storie della Passione 1335 caTempera e oro su tavola, cm 76 x 34,2 x 2Città del Vaticano, Musei Vaticani (inv. MV 40576)La composizione iconografica del dipinto si svolge verticalmente: in alto una figu-razione cuspidata di dimensioni maggiori con la Crocefissione e nella parte inferio-re quadripartita scene della  Passione :  Ba-cio di Giuda, Flagellazione, Ultima Cena, Orazione nell’orto . Cinque tabelle sormon-tano la tavola fungendo da coronamento: al centro Cristo benedicente  e ai lati, due per parte, i quattro Tetramorfi , ovvero le figure zoomorfiche che simboleggiano gli Evangelisti   (Rossi 1994, pp.22-24). Sia le immagini della Crocefissione  che quelle dei Tetramorfi trovano precedenti negli affre-schi della cappella di Santa Croce, ora an-nessa alla più tarda chiesa di Santa Chiara, a Montefalco, ornata sulla volta con i sim-boli degli Evangelisti e sulla parete absi-dale con la Crocifissione , commissionata da Jean d’Amiel (1333). I frescanti di Santa Croce, chiamati convenzionalmente Primo e Secondo Maestro della Beata Chiara di Montefalco (Longhi 1973, pp.31-35), era-no assistiti da numerosi aiuti (Fratini 1997, pp.298-300). Sull’altare della cappella era posto un dossale raffigurante la Crocefis-sione  e  Storie di san Biagio e santa Ca-terina d’Alessandria , ora nelle Collezioni Vaticane. Tale opera è accomunata a quella in esame sia perché realizzate entrambe con la stessa tecnica sullo stesso supporto (tempera su tavola), sia per la struttura della composizione della Crocefissione  che presenta un simile impianto scenico, ripe-tendo anche la tipologia di alcuni perso-naggi. Nel dossale di Santa Croce i gruppi chiusi, di reminescenza giottesca, delle Pie Donne che soccorrono la Vergine svenuta e di san Giovanni, accasciato per il dolore, sono confrontabili con gli stessi protagoni-sti del dipinto di formato minore, dove si nota un’accentuazione dei caratteri gotici.  327 In quest’ultimo, le figure sono più slan-ciate e atteggiate in movimenti frenetici e san Giovanni è rappresentato in piedi, con il busto ruotato rispetto al bacino. Inoltre, la figura di Cristo appare più snella, assot-tigliata e maggiormente inclinata sull’asse della croce rispetto all’immagine del dossa-le, più corposa e massiccia, accentuando la drammaticità della rappresentazione. Que-sto aspetto riflette una tendenza presente anche nelle contemporanee compilazioni di ambito francescano che prediligono i temi della  Passione di Cristo . Al contrario, l’im-magine della Maddalena è ripetuta nelle due opere nella stessa posizione, in piedi, con le mani accostate al viso, nell’atto di graffiarlo, tragicamente isolata nel suo do-lore, richiamando modelli senesi rispetto ai quali è qui enfatizzata l’espressività.Ai piedi della croce sono le due figure, di dimensioni minori, dei santi di Assisi, Francesco e Chiara, che suggeriscono una provenienza di ambito francescano. Le ipotesi di una derivazione dell’opera dal-la chiesa di San Francesco a Montefalco (Nessi 1991, p.108) non sono supportate da documenti (Rossi 1994, pp. 22 e 24). Nel 1909 la tavola era presente nei depo-siti della Pinacoteca Vaticana, giungendo dalle collezioni della Biblioteca Apostolica Vaticana. Il dipinto è attribuito dal Longhi (1973, pp.33-34) al Primo Maestro della Beata Chiara, ma la critica propende piuttosto a considerarlo opera della sua bottega (Ros-si 1994, Fratini 1997, Cornini 1998, Del-priori 2015). Diverse sono le ipotesi sulla struttura srcinaria della tavola, ritenuta centro di un polittico e quindi incompleta (Longhi 1973, p.33), oppure uno stendar-do processionale (Rossi 1994, p. 22) o in-fine un’anconetta destinata ad uso privato, come farebbe pensare “la minuzia delle im-magini e le loro esigue proporzioni” (Cor-nini 1998, p. 211).  Adele Breda Bibliografia : Longhi 1973, pp. 33-34; Rossi 1994, pp. 22-24; Fratini 1997, pp. 298-300; Cornini 1998, p. 211; Delpriori 2015, p. 133.
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