Gli insulti: alcuni criteri di categorizzazione, In: S. C. Trovato. Studi linguistici in memoria di Giovanni Tropea. vol. I, pp. 67-78, Alessandria :Edizioni dell'Orso

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Gli insulti: alcuni criteri di categorizzazione, In: S. C. Trovato. Studi linguistici in memoria di Giovanni Tropea. vol. I, pp. 67-78, Alessandria :Edizioni dell'Orso
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  Studi linguistici in memoria di Giovanni Tropea a cura di Salvatore Carmelo Trovato Edizioni dell’OrsoAlessandria  © 2009Copyright by Edizioni dell’Orso s.r.l.15100 Alessandria, via Rattazzi 47Tel. 0131.252349 – Fax 0131.257567E-mail: info@ediorso.ithttp: //www.ediorso.itRealizzazione informatica a cura di Arun Maltese (bear.am@savonaonline.it) È vietata la riproduzione, anche parziale, non autorizzata, con qualsiasi mezzo effettuata, com- presa la fotocopia, anche a uso interno e didattico. L’illecito sarà penalmente perseguibile anorma dell’art. 171 della Legge n. 633 del 22.04.1941 ISBN 978-88-6274-128-6 Questo volume è stato realizzato col contributo del Magnifico Rettore dell’U ni -ver sità di Catania e dell’Amministrazione Comunale di Sant’Alfio (CT)In copertina :Il “Castagno dei cento cavalli” a Sant’Alfio, da H. Swin burne (XVIII sec.)  1. IntroduzioneLa definizione degli insulti rientra nel problema teorico più generale riguar-dante la natura degli atti linguistici, il loro inventario e la loro individuazionenel discorso. Se ci si colloca in una prospettiva logico-filosofica in cui gli attilinguistici sono considerati entità astratte, per lo più costruite a tavolino, laloro definizione e reciproca delimitazione non pone particolari problemi. Ledifficoltà invece sorgono quando si intende spiegarne il funzionamento prag-matico, perché in questo caso bisognafare i conti contutta la complessità deidiscorsi reali, all’interno dei qualigli atti linguistici non sono semprefacil-mente individuabili né collocabili senza esitazione entro una o l’altra classe diuna tipologia basata su distinzioni nette 1 . Al contrario, l’analisi pragmaticafa emergere «the fuzziness of speech acts» 2 : un enunciato infatti può esserevago o persino ambiguo e avere una forza illocutoria composita, risultato diuna miscela di ingredienti diversi.Un possibile punto di partenza per la definizione degli insulti sono le variemetafore che si ritrovano negli studi sull’argomento ma anche nella letteratu-ra: se i complimenti sono paragonabili a una carezza o a un regalo verbale 3 ,gli insulti invece vengono assimilati a colpi, pugni, schiaffi, proiettili, basto-nate, pietre, frecce, armi: a strumenti o atti, cioè, per mezzo dei quali il par-lante colpisce, batte e combatte il destinatario, trattato dunque alla stregua diun avversario o di un nemico al quale si vuole fare del male. Shakespeare, adesempio, la cui creatività in materia di insulti è illimitata 4 , nel Cymbeline , III, 1 Cfr. C. K ERBRAT -O RECCHIONI , Les actes de langage dans le discours. Théorie et fonctionnement , Armand Colin, Paris, 2005:145. 2 A. H. J UCKER -I. T AAVITSAINEN , Diachronic speech act analysis. Insults from flyting to flaming  , in «Journal of Historical Pragmatics» 1, 2000: 67-95:alla p. 69. 3 Cfr. G. A LFONZETTI , I complimenti nella conversazione , Editori Riuniti, Roma 2006. 4 «Shakespeare’s insults are a treasure»: così scrivono W. F. H ILL -C. J. Ö TTCHEN Giovanna Alfonzetti (Catania) Gli insulti: alcuni criteri di categorizzazione  5, proclama «words are strokes». E lo stesso Freud fa sua indirettamente unametafora analoga allorché citaun autore inglese secondo il quale «colui cheper la prima volta ha lanciato all’avversario una parola ingiuriosainvece cheuna freccia è stato il fondatore della civiltà. Così la parola diviene il surrogatodell’azione» 5 . Del resto la natura bellicosa degli insulti è contenuta nella stes-sa etimologia: insultare deriva infatti dal verbo latino INSULTARE (compo-sto da IN + SALTARE) che significa letteralmente “saltare su, in, con-tro”/“saltare addosso” e, in senso figurato, “maltrattare, insultare, ingiuria-re”.Gli insulti vanno dunque collocati nell’ambito della violenza verbale, inte-sa come un processo dinamico di ascesa graduale della tensione tra due o piùpartecipanti, sino a raggiungere l’apice nella rottura interazionale, in cui èimpossibile attuare qualsiasi forma di negoziazione 6 . In tale ambito gli insulti –che talvolta possono segnare il punto di rottura prima del passaggio allaviolenza fisica 7  –coesistono in parziale sovrapposizione con altri atti più omeno aggressivi e ostili, quali critiche, accuse, rimproveri, invettive, denigra-zioni, calunnie, imprecazioni, bestemmie, minacce, maledizioni, ecc. È per-tanto necessario individuare alcuni criteri che consentano di delimitare gliinsulti da questi o altri atti violenti,non sempre nettamente e interamentedistinguibili dai primi. A tal fine può essere proficuo adottare un approccio basato sulla teoriadei prototipi 8 , proprio perché prevede un’attribuzione categoriale di tipo sca-68Giovanna Alfonzetti nella breve introduzione al volume Shakespeare’s insults. Educating your wit ,ThreeRiver Press, New York, 1991: xi, che si propone di guidare il lettore attraverso tutte letragedie e le commedie per poter gustare «the round and full mastery of Shake -speare’s wit. He understands the human heart and knows what behavior to expect.The characters he invents, in the circumstances he foresees, give rise to his finest andfunniest insults» (p. x). 5 S. F REUD , Meccanismo psichico dei fenomeni isterici  , in Opere ,vol. II, Boringhieri,1967: 98. 6 Cfr. C. M OÏSE , Analyse de la violence verbale: quelque principe méthodologique , in Actes des XXVIes journées d’études sur la parole (Dinard juin 2006): 103-114, la qualeritiene correttamente che, oltre che dal punto di vista pragmatico e conversazionale,la violenza verbale debba essere considerata nella sua globalità, al di là del soloaspetto linguistico: le forme usate nell’interazione violenta, infatti, possono essereconcepite come atti individuali di adesione o distanziamento nei confronti dell’inter-locutore ma anche «comme des actes socialment inscrits, signes d’identification,d’appartenance ou de résistance» (p. 103). 7 M OÏSE , ivi:106. 8 È bene precisare che, come S. L URAGHI , Il concetto di prototipicità in linguistica , in«Lingua e stile» 28, 1993: 511-530, si usa qui tale espressione esclusivamente per  lare. All’interno di tale paradigma infatti, com’è ben noto, le categorie nonsono concepite come discrete, ma come reti ( networks ) di attributi che sisovrappongono,disposti lungo un continuum nel quale è possibile collocareciascuna entità in un dato punto, sia a livello intracategoriale che intercatego-riale. Le categorie hanno dunque una loro struttura interna, nel senso chenon tutti i membri che ne fanno parte condividono nella stessa misura le pro-prietà definienti: al contrario alcuni membri saranno più rappresentativi equindi più vicini al centro della categoria, cioè più prototipici di altri. Inoltre,l’idea di un continuo scalare anche tra categorie diverse implica che questesiano separate da confini sfumati, lungo i quali si trovano entità di dubbiaattribuzione categoriale 9 .Proprio per tali motivi, l’applicazione della teoria dei prototipi allo studiodegli atti linguistici 10 permette di rendere conto sia del fatto che un certoenunciato possa realizzare l’atto corrispondente in una maniera più o menoconforme alla sua definizione astratta, sia della parziale sovrapposizione tracerti tipi di atti linguistici e della conseguente incertezza nell’attribuzionecategoriale. Problema quest’ultimo che non si pone all’analista soltanto, mariflette la variabilità nelle interpretazioni di un enunciato da parte degli stessiparlanti. Nella complessità degli scambi reali, un determinato enunciato nonsempre viene considerato tout court come un invito, una promessa, un rim-provero, ma delle volte può essere recepito «comme étant plus ou moins uneinvitation, une promesse, un reproche» 11 . Se un enunciato presenta tutti gliattributi connessi alla definizione astratta di un certo atto linguistico, saràGli insulti: alcuni criteri di categorizzazione69 ragioni di brevità in riferimento ai concetti di prototipicità e scalarità che scaturisco-no dalla teoria della categorizzazione di Rosch (cfr. E. R OSCH -C. B. M ERVIS , Familyresemblance in the internal structure of categories , in «Cognitive Psychology» 7, 1975:573-605), senza tuttavia prendere posizione nei confronti delle diverse concezioni diprototipo. 9 Cfr. L URAGHI , ivi: 513-16. 10 La possibilità di applicare la teoria dei prototipi allo studio degli atti linguistici èsostenuta, tra gli altri, da M. DE F ORNEL , Actes de langages et théorie du prototype:l’exemple du compliment , in «Cahiers de Praxématique» 12, 1989: 37-49; M. DE F ORNEL , Sémantique du prototype et analyse des conversations , in «Cahiers deLinguistique Française» 11, 1990: 159-178; da K ERBRAT -O RECCHIONI , Les actes delangage …, cit . e da J UCKER -T AAVITSAINEN , Diachronic speech act analysis…, cit . Un riferimento seppure implicito al concetto di prototipicità sembra inoltre di potercogliere nella definizione degli insulti data da W. F. H ILL -C. J. Ö TTCHEN , Shakespeare’s insults…, cit.:22: «We define insults broadly. Some sit smug at the cen-ter of the definition, clearly intended to cast aspersion. Others come from around theedges-like disparaging insinuations, self-judgements or cynical observations». 11 F ORNEL , Sémantique du prototype …, cit.:161.
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